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Celebrare la Luce integrando l'Ombra (con le mie Peonie in carta giganti)

Le montagne all'orizzonte sono spolverate di neve, bevo il tè caldo delle cinque e osservo l'intermittenza delle lucine nell'albero di Natale, immaginandola danzare al ritmo della canzone di sottofondo che ho scelto per questo momento. Siamo nella fase più scura dell’anno, quella in cui le tenebre ci lasciano tardi al mattino e ci abbracciano presto nel pomeriggio, portandoci una stagione che invita chiaramente a percorrere i sentieri che conducono agli angoli più profondi del nostro essere, in un viaggio a spirale verso quella conoscenza di noi stessi dove spesso ci si ritrova a dover scavare e portare in superficie tutta una serie di cose che non vorremmo vedere.

Quante volte decidiamo di stare fermi e far finta di nulla, giustificandoci in mille modi diversi...

Però c'è poco da fare: presto o tardi arriva per tutti il momento dell’incontro con l’Ombra, il nostro drago, custode da un lato delle paure e di tutti i lati oscuri della nostra personalità, ma dall'altro -per quanto ci possa sembrare assurdo- anche del nostro misterioso tesoro interiore.

Per questo il confronto con il lato Ombra è un passaggio fondamentale: per meritare il diritto di far emergere i nostri doni e usarli nel mondo, occorre dimostrare prima il proprio coraggio e il proprio valore e l'unico modo per riuscirci fino in fondo è porci di fronte al guardiano, che difende questa parte di noi così potente e preziosa.

Quando ci troviamo lì, abbiamo solo due possibilità:

1. decidere di battere in ritirata e pagarne però il caro prezzo, perché comporterà negare una parte di noi e rifiutare l'unicità del dono che contiene, rimanendo bloccati nella nostra evoluzione;

2. decidere di restare e riuscire a guardarlo dritto negli occhi, accettando che sia parte di noi e imparando, pian piano, a integrarlo. Perché è solo così che ci permetterà di lavorare su ciò che racchiude, quell’energia che ci connette al caos primordiale, per riuscire a darle una forma, a plasmarla, a trasmutarla.

 

Non so tu ma io per molto tempo, terrorizzata da questo incontro, ho vissuto come una principessa imprigionata nella torre del suo castello. Forse sarei ancora rinchiusa in quella stanza, se la vita non mi avesse costretto a scendere nei sotterranei e trovarlo lì pronto ad aspettarmi, il mio grande drago nero sputafuoco.

Talmente grande, da non poter far altro che restare immobile e lasciare a tutta la sua forza distruttiva il potere di esplodere.

Talmente nero, da non capire che era il suo sguardo quel vuoto che mi ha avvolto mentre sentivo tutto crollare.

Talmente sputafuoco, da non riuscire a salvare un pensiero, un ricordo, una speranza dalle sue fiamme.

Eppure sono rimasta, e non ho smesso di fissarlo nemmeno per un attimo.

Sono rimasta ad osservare in silenzio, cosciente che del mio castello incantato sarebbe rimasta solo cenere.

Solo rimasta senza cercare vie di fuga, accettando il tempo della mia resa.

Sono rimasta fino a quando -sfinita- sono riuscita a dire a quel mondo "Bene. Addio."

Ed è stato in quel preciso istante che lui ha smesso, abbassando gli occhi prima di me e schiudendo le ali come in un inchino.

Capire che ho vinto la mia guerra, è stata una sensazione tanto commovente quanto strana, che cerco di trasmetterti con le parole di A.E. Wiggin:

"Quando capisco davvero il mio avversario, abbastanza profondamente da poterlo battere, in quel preciso momento comincio ad amarlo".

Dico commovente perché pronunciare addio a una parte di Te è un enorme atto d'amore.

Dico strana perché per la prima volta qui dentro non mi sento sola, nè debole: c'è un drago nero sputafuoco al mio fianco, non so se rendo l'idea.

Ora è mio alleato e insieme difendiamo un tesoro davvero unico e prezioso... aveva tutte le ragioni per proteggerlo così tenacemente.

 

Useremo tutte le ceneri rimaste come concime per portare il mio dono allo scoperto e sarà su questa terra lavorata in profondità, sanata e rinvigorita che edificherò il mio nuovo castello, dove non sarò più principessa, ma regina. Dove regnerò tra i fiori, con il meglio di ciò che di stagione in stagione imparerò ad essere.

Se nella vita di tutti i giorni questo comporta fare pratica, che -già lo so- significherà più che altro sporcarsi le mani di fango e continuare a seminare e a potare, nel sogno che mi porto dentro lo immagino come un lento danzare di Muse nei miei giardini, di bianco vestite, verso la Bellezza e dentro la Luce che ci accomuna, oltre ogni Ombra che ci serve per rivelarla.

 

Ringrazio di cuore Selenia, le sue ballerine di Kasadanza e Gimoz per avermi dato la possibilità di tradurre tutto questo in modo così semplice e poetico:

 

 

 

 

Che questo Natale integri la nostra Ombra e celebri la nostra Luce.

Che i miei fiori ricordino a tutti di fiorire.

Che il Miracolo abbia inizio.

 

 

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